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La prima Perla di Milone: Pantera Bionda

ottobre 29th, 2009

Quello che vi propongo oggi sarà il primo di una serie di articoli scritti da Gianni Milone nel corso degli ultimi 25 anni. Articoli che rispecchiano un amore lungo una vita per il mondo del fumetto d’ autore italiano ed estero. A tutt’oggi continua a curare riedizioni, rivedute e corrette, di vecchie glorie del passato.  Ho la fortuna, o sfortuna, di collaborare con lui da quasi un anno. Quello che posso dire è che quest’ uomo è una fonte costante di aneddoti sul mondo del fumetto e battute demenziali. Con grande piacere mi trovo a rivedere ed aggiornare tutti i suoi articoli e presentarli ad un pubblico più vasto che possa apprezzarli. Perchè le cantine semibuie sono divertenti ed affascinanti ma ci sono cose che meritano di stare sotto al sole.

Elly

 La copertina del primo numero di "Pantera Bionda" uscito in Italia nell'aprile 1948

La copertina del primo numero di "Pantera Bionda" uscito in Italia nell'aprile 1948

Nata in un periodo decisamente “castigato” (24/04/1948) Pantera Bionda è la prima tarzanide italiana uscita in edicola. All’ epoca fece molto clamore a causa del suo costumino assai ristretto (per quei tempi) tanto che il disegnatore dovette allungarlo numero dopo numero sino a trasformarlo in un vero e propio abito lungo. La testata ebbe un successo strepitoso, oltre 100.000 copie di vendita, un vero record per il mercato italiano del dopoguerra e si concluse il 10 giugno 1950. L’ opera era composta da 108 fascicoli (più un supplemento al n. 29 bis “La bella del Texas”). Il formato era di cm. 21 x 28,5 con interni (8 pgg.) in bianco e  nero e copertina a colori. I testi erano di Gian Giacomo Dalmasso e i disegni di Enzo Magni (Ingam), Pini Segna, Vittorio Chiomenti e Renzo Savi. La testata, dichiarata quindicinale dal 1° al 6° numero, in realtà era quattordicinale per poi divenire settimanale a partire dal numero sette.  Alcuni numeri riportarono date sbagliate.

PANTERA BIONDA

Nel 1947/8 Rinaldo D’ Ami decise, assieme al suo amico di vecchia data Gino Vigotti, di diventare disegnatore di fumetti. Dalla città di Pavia in cui risiedevano, si recavano settimanalmente nella vicina Milano (patria dell’ editoria) con enormi fogli da disegno (di dimensioni superiori al doppio del formato di stampa).  Queste “lenzuola” di carta erano frutto di un’ accurata riflessione partita dall’ osservazione di una foto di Milton Caniff ritratto al tavolo da disegno. D’ Ami, infatti, aveva dedotto il formato delle tavole a fumetti dalla lunghezza della sigaretta impugnata dal mancino Caniff. Naturalmente tutti gli editori cosultati manifestarno perplessità, se non evidente ostilità, dinanzi allo strano stile dei due giovanotti. Va infatti precisato che nessun editore apprezzava il disegno all’ americana, senza dubbio innovativo ma poco redditizio, dal momento che lo stile imperante era quello alla Walter Molino. Tuttavia, approdati alle edizioni Giurma, vennero accolti positivamente sebbene fosse stato loro consigliato di ridurre il formato delle tavole. Unico neo: la scarsità di lavoro.          La prospettiva che si presentava infatti consisteva nella  produzione di una tavola settimanale sulla neonata rivista Pantera Bionda; con generosità, D’ Ami cedette l’ incarico al suo amico, e sempre con i suoi fogli giganti sottomano, disegnati con lo stile a macchia americano, proseguì il suo vagabondaggio editoriale che lo fece approdare alle edizioni Audace di Tea Bonelli: ma questa è un’ altra storia.

Passiamo ai ricordi di Gino Vigotti, che descriveva la casa editrice Giurma diretta da Pasquale Giurleo come un’ azienda in grande fermento. Tutte le segretarie portavano una maglietta con una grande G stampata sul petto: si cercava di far colpo, con metodi vagamente americani, per dare un’ impressione di efficienza dell’ azienda che venne presto rinominata ARC. La collaborazione di Vigotti, in qualità di esterno, fu di breve durata e si esaurì nella serie di Gianni Schicchi e lo zio Sam pubblicata in terza di copertina di Pantera. Poco più tardi, però, tornato per chiedere altro lavoro, trovò gli uffici deserti e nessuno che potesse spiegargli l’ improvvisa chiusura!

Veniamo a Enzo Magni Dufflocq, l’ artista creatore della serie. Nato a Milano il 2 marzo 1914, i suoi primi lavori editoriali furno pubblicati già nel 1937 sul “Settebello” edito da Mondadori ma, a causa di più richiami alle armi, il suo talento grafico dovette aspettare la fine del conflitto per esprimersi chiaramente e con la necessaria continuità. Il felice incontro con il colonnello Gian Giacomo Dalmasso presso le edizioni Giurma portò alla creazione prima di Tom Mix (proseguito poi da Lino Jeva) e poi Pantera Bionda, fumetti di lunga durata e felici esiti editoriali. Il dinamismo e l’ eleganza del segno grafico di Ingam (così si firma Enzo Magni) non passò inosservato: naque anzi il problema della censura con articoli denigratori e processi. Dalla sua nascita, il 24 aprile 1948, per ben 108 numeri la nostra eroina sexy venne frequentemente castigata dai becchettoni (meglio sarebbe dire “brachettoni”) dell’ epoca, che temevano di fomentare i turbamenti degli adolescenti. Il folto pubblico di appassionati decretò tuttavia un successo senza precedenti e Magni diventò il disegnatore più richiesto del momento. Certo va precisato che l’ idea originale era presa in prestito da analoghe “Tarzan” in gonnella, che volteggiavano di liana in liana nelle vignette delle pubblicazioni d’ oltreoceano (Sheena, Nyoka). Ma l’ arte grafica di Mangni eccelse su tutte le pubblicazioni Arc tanto che si tentò di ripeterne il successo con un’ ambientazione western in Aquila Bianca ma con scarsa fortuna.

Capitan Mistero, Tim piccolo vagabondo ed i tre almanacchi La bella del Texas, I due monelli e La perla di Bagdad sono tutte pubblicazioni Arc a firma Dalmasso/Magni. Il felice sodalizio sarebbe potuto continuare a lungo ma a causa di un brutto scherzo del destino, Pasquale Giurleo muore all’ età di soli 47 anni. Il 13 luglio 1951 un male incurabile segna la fine di questo intraprendente editore, ponendo termine nel contempo ad una carriera costellata di successi ma anche di molte amarezze. L’ improvvisa sua scomparsa richiama in Italia la moglie, Elena Martinuz, che con grande fiuto commerciale riesce a riproporre in più riprese la nostra Pantera Bionda, unico cavallo di battaglia della vecchia Arc. Per altri 25 anni, infatti, leggeremo le solite avventure variamente ricopertinate. Vi sarà addirittura un’ oscura edizione romana a colori, con piacevoli copertine firmate dal cartellonista cinematografico Ermanno Iaia.

Se l’ avventura editoriale di Giurleo terminò bruscamente, lo stesso non si può dire  per gli autori. Dalmasso  infatti approderà alla Mondadori/Disney divenendone una colonna portante;  Magni, dal canto suo, non mancò di turbarci ancora solleticando la fantasia di ogni giovanotto nostrano con evocazioni di pin up, eroine western come Calamity Jane (1963) per la Septim di Tristano Torelli o la belligerante Helga (1970) per Furio Viano editore. Ma i tempi ormai erano cambiati ed il pubblico era ormai avvezzo a fumetti più ‘hard’ e violenti. Rimarra però intatto il gustoso ricordo del proibito in compagnia del suo piacevole stile, uno stile che ha influenzato molti discepoli e più di un epoca.

Gianni Milone